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RESIDENZE VANVITELLI | MILANO

Nel cuore di Città Studi a Milano, vicino al Politecnico in un cortile di un vecchio edificio del Novecento, una residenza temporanea per studenti ha preso il posto di un vetusto fabbricato industriale da dismettere. Questo ampio progetto è nato dalla necessità di individuare un sistema costruttivo flessibile e dinamico che potesse essere compatibile con le condizioni di accesso al lotto.

Il sito era caratterizzato da un’unica via sia per l’entrata sia per l’uscita costituita da un portone carraio dalle dimensioni esigue. Si ricercava un sistema che permettesse di ridurre i tempi di realizzazione e al tempo stesso facilitasse ogni fase di lavoro. La scelta è dunque ricaduta sul legno e su una prefabbricazione di tipo pesante. Tale tecnologia ha permesso di raggiungere gli obiettivi prefissati, con pareti assemblate interamente in stabilimento, giunte in cantiere per le finiture finali e montate tramite una gru da strada.

La volumetria delle residenze è stata distribuita su due corpi di fabbrica. Il primo di 4 piani fuori terra, posto a contatto con l’edificio di inizio Novecento, di cui riprende foggia e altezza; il secondo di un solo piano fuori terra con sagoma che ricalca la forma a shed dell’edificio industriale demolito. Sono stati ricavati anche due livelli di interrato destinati ad autorimessa.
Il sistema in legno a telaio dei due nuovi edifici, coibentato con cellulosa costipata ad alta pressione e coadiuvato da una facciata di tipo ventilato rivestita in grès, conferisce alto comfort termico e un aspetto elegante e contemporaneo. L’edificio ha ottenuto alti livelli di isolamento termico sia in inverno sia in estate. I sistemi oscuranti di tipo scorrevole danno al prospetto un’immagine cangiante durante tutte le ore del giorno. Grazie alle tecnologie impiantistiche installate, le residenze raggiungono la quasi totale autonomia energetica, donando comfort e benessere agli abitanti.

Progetto: arch. Vincenzo Guzzo
Costruttore struttura in legno: LignoAlp

⇒ il progetto completo è pubblicato sul numero 52 di legnoarchitettura